La comprensione è un’utopia come l’anarchia

MikeyHo un vago ricordo di questa frase che mi riporta indietro ai tempi della prima superiore, penso di averlo letto scritto a pennarello in qualche muro. Ho nel tempo poi scoperto si trattasse del titolo di una (bella!) canzone dei Bluvertigo.

Quanto tempo dal mio ultimo post, il Regno Unito stava per votare a riguardo l’uscire o meno dalla UE. Ad oggi abbiamo appurato che la Brexit ha cominciato il suo percorso è che in verità molte cose sono cambiate, personalmente parlando ma anche per la nazione UK, l’Europa e l’Italia.

Anche per quest’anno l’estate ha inoltre quasi completato il suo cerchio vitale, si aprono le porte all’autunno. Si sa, con l’autunno arrivano sempre delle cose nuove, nuove ispirazioni ed aspettative.

Infatti, venendo al dunque e concretizzando la motivazione iniziale del post, mi sono messo al lavoro per un nuovo progetto musicale.

Si dovrebbe trattare di un EP composto da 5 canzoni dal titolo ALONE (da solo). La direzione su cui mi sto muovendo è in linea di massima musicalmente vicina al precedente lavoro ‘Where Did The Future Go?’ – che vi invito ad ascoltare cliccando sul link – ma se ne distanzia nelle motivazioni, nel concetto fondamentale, nella forma.

Se nel precedente lavoro ho preso in considerazione un capolavoro letterario e creato un’associazione di pensieri e riflessioni a riguardo, in questo caso tutto parte da un guardare il mondo moderno ed utilizzare la tecnica del cut up nei testi.

L’attualità, i giornali, le riviste, i telegiornali, i social network, questi sono le sorgenti da cui verranno scaturite le idee e le parole.

Il tema principale? Se raggiungibile, la comprensione dell’umanità e dei rapporti interpersonali.

Ho deciso di “abbassare” ed incattivire la percezione del suono accordando gli strumenti di 1 tono e mezzo, molto probabilmente l’offerta linguistica dei brani sarà mista tra inglese ed italiano.

La rappresentazione grafica non ha un suo essere al momento, si accettano consigli.

Di sicuro l’EP verrà presentato in questa forma sottostante, il numero rappresenta i battiti per minuto del brano (questi numeri sono solo un esempio), le lettere tra parentesi se lette in verticale formano la parola Alone:

111(A)
123(L)
125(O)
145(N)
164(E)

Siamo ancora in fase iniziale ma come dicono i compagni, watch this space.

 

Brexit: l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sempre più probabile

Mancano poche settimane all’appuntamento elettorale del 23 Giugno per la potenziale uscita del UK dall’Unione Europea. Stando all’umore presente su social networks e testate giornalistiche online si va decisamente verso l’uscita.

D’altro canto i sondaggi pubblicati su riviste e quotidiani, strumenti governativi ed affini vicini ad esso in qualche modo considerati ufficiali danno invece il restare in UE in vantaggio.

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Che dire, se la nazione opterà per l’uscita il risultato senz’altro influenzerà la vita di molti europei ivi residenti e non. Mi viene in mente la permanenza in loco, o persino la visita turistica, che potrebbero entrambe essere regolate dalla presenza di un visto con base simile al sistema australiano.

La cosa più strana da notare è che dal lato della campagna per l’uscita, Vote Leave, non si ha palesemente l’idea di cosa fare e cosa di fatto succederà se si sarà effettivamente in uscita.

Si parla di teorie ma nulla di concreto che dovrebbe seguire un percorso di almeno due anni, apparentemente le soluzioni possibili sono quelle in uso in Norvegia o Svizzera per esempio, nonchè l’esempio del Canada. Queste opzioni relative agli stati a noi vicini non impediscono il libero traffico di merci e di persone in quanto Stati membri dell’EEC e perciò accedenti al single market.

Un peccato (per Vote Leave) verrebbe da dire perché paradossalmente la campagna per l’uscita emozionalmente punta tutto il contenuto della campagna (o quasi) sull’invasione spropositata del vicino straniero-europeo (con particolare riferimento all’est-europeo medio).

Comunque vada sarà un successo per la democrazia, un esempio di grande fiducia verso il proprio popolo.

Termometro immobiliare a Londra e dintorni

Che il mercato immobiliare a Londra sia costantemente ricco di fattori ed indicatori positivi non risulta una sorpresa. Diverse tra le maggiori testate giornalistiche italiane hanno più volte ripreso le dinamiche ed i fatti relativi agli andamenti ed alle politiche immobiliari in terra britannica.

Ho deciso di scrivere a riguardo in quanto mi occupo personalmente del settore e posso constatare con mano la situazione in cui il mercato si muove. Vorrei precisare che si tratta di una prospettiva limitata in quanto la vastità della zona geografica di riferimento è assai rilevante.

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Vale la pena cominciare col dire che ci sono diverse campane d’allarme che danno il mercato immobiliare in bolla, queste campane sono rappresentate da economisti e giornalisti, associazioni di settore e sindacati, piccoli partiti politici.

Cosa si intende con la denominazione bolla immobiliare? 

La bolla immobiliare indica una situazione per cui i prezzi degli immobili sono gonfiati all’inverosimile, le banche concedono mutui con alta facilità e talvolta lo danno credito anche ad individui che potrebbero presto perdere la capacità di ripagare le rate.

Per rendere l’idea possiamo fare l’esempio della crisi finanziaria americana del 2008.

I prezzi degli immobili sono aumentati parecchio negli ultimi anni, dal 2008 al 2012 c’è stato un periodo di stagnazione dove i valori sono rimasti pressoché gli stessi del periodo pre-crisi.

Dal 2013 c’è stato un aumento esponenziale ed ora ci sono situazioni in cui lo stesso immobile viene rivenduto a cifre impossibili, parliamo di punti minimi del 20% fino ad arrivare al 50% per i più fortunati. Chi ha comprato casa a £250.000 nel 2007 oggi potrebbe tranquillamente rivendere la casa quasi al doppio del suo prezzo originario.

Ecco due esempi estrapolati dal sito Rightmove e situati nella zona di East Finchley, nel nord di Londra:

Rightmove1 Rightmove2E se volessi affittare una casa?

Beh, la situazione non è molto diversa in quanto il costo degli affitti è cresciuto a livello importante, soprattutto negli ultimi tre anni dove ci sono stati aumenti che hanno toccato il 30% del valore annuale.

Inutile nascondere che varie fonti indicano che i prezzi stiano diventando insostenibili, ci sono varie campagne di sensibilizzazione a riferimento, casistiche di famiglie dove l’affitto ricopre tra il 40% ed il 60% dello stipendio, dove in aggiunta bisogna pagare le spese di gestione (utenze, tasse sulla casa, etc). Ma il Governo pare voler ignorare, in piena politica conservatrice la risposta e la metodica di attuazione è quella di lasciare il mercato guidare le transazioni.

Attualmente il costo medio di un trilocale nella zona succitata di East Finchley si aggira intorno ai £1450 per mese, andando a ritroso nel 2011 si poteva tranquillamente spendere £1200 per mese.

Al momento tutto ciò sembra aver creato uno spostamento importante di interesse, infatti vista la relativa facilità di accesso al mercato delle vendite una buona parte degli affittuari abituali sta cercando di acquistare un immobile.

Statistiche rivelano che nel corso degli ultimi sei mesi il numero dei potenziali acquirenti sia aumentato di circa il 30%, il numero dei potenziali inquilini registrati presso le agenzie sia di contro diminuito di quasi il 40% indicando perciò uno spostamento di preferenza.

Inoltre, bisogna dire anche che negli ultimi tre mesi questo spostamento ha in certi casi contribuito al ribasso del prezzo di alcuni immobili non particolarmente appetibili e magari di qualità medio-bassa.

Quali politiche del Governo a supporto del settore?

Come detto in precedenza il Governo conservatore è decisamente liberale in merito, favorire l’impresa e la creazione di nuovi immobili da un lato, dall’altro un inasprimento del sistema fiscale per colpire i cosiddetti B2L landlords (gli investitori di immobili).

Tuttavia dal 1 Aprile 2016 chiunque acquisterà un secondo o ulteriore immobile subirà una tassazione maggiorata del 3% sull’imposta di registro in riferimento al costo d’acquisto dell’immobile. Questo dovrebbe favorire la diminuzione degli acquisti per investimento, e perciò da un lato calmierare i prezzi degli immobili in affitto evitando landlords spietati alla continua ricerca dell’aumento dell’affitto, dall’altro lato si dovrebbe favorire l’aumento dei first time buyers (coloro che acquistano la prima casa).

Bisogna ricordare che questi ultimi possono accedere alle risorse dell’Help to Buy scheme, un interessante schema di supporto per cui il governo si impegna a garantire un 15% del mutuo che va aggiunto all’80% della Banca ed a solo il restante 5% come deposito/caparra per l’acquisto.

Sulla carta tutto ciò pare molto positivo e funzionale nel medio termine, a mio avviso c’è ancora tanto da fare sul versante abitativo ed il Governo, o la politica in generale, non può stare a guardare.

E fuori Londra qual’è la situazione?

Londra rappresenta un mondo a se, seppur gli andamenti paiono essere compatibili c’è da dire che i prezzi della capitale sono astronomici a confronto e di fatto non di facile accesso per l’individuo medio.

Nelle altre grandi città della nazione in media i prezzi sono del 50% inferiori, sia dal lato degli affitti che degli acquisti. Questo ha in realtà portato negli ultimi anni ad un esodo riscontrabile ad un livello importante di giovani famiglie che hanno deciso di lasciare Londra per Birmingham, Manchester, Leeds, etc. Famiglie dove sarebbe stato difficile mettere da parte £50/60.000 per un deposito hanno possibilmente acquistato casa con un terzo del deposito altrove.

Un’ultima domanda, quali saranno gli scenari se la Gran Bretagna dovesse votare per l’uscita dalla Unione Europea il prossimo Giugno? Per chi non ne fosse a conoscenza ci sarà infatti un Referendum che lascerà la popolazione decidere sul proprio futuro, ne ho parlato in questo Podcast.

Difficile immaginare come questo possa non avere un impatto sulla questione, positivo o negativo che sia.

Vivi a Londra? Qual’è il tuo punto di vista a riguardo? Commenta nel form sottostante oppure contattami.

CONTATTAMI.

#3 Discovering: Jazz & Indie-Rock trending tracks da Jamendo, Brexit

#3 DISCOVERING: UN PODCAST DI MUSICA INDIE E PROGETTI INTRAPRENDENTI

Un Podcast a cura di Michele Schirru

Nella terza puntata di questo Podcast parleremo di musica indipendente con un approfondimento sulle trending tracks disponibili su Jamendo in ambito Jazz, Indie-Rock ed elettronica.

Come di consueto sono andato alla ricerca di qualcosa innovativo ed interessante attraverso il vasto catalogo di musica Creative Commons presente nella piattaforma Jamendo.

La selezione che ho preparato include i seguenti artisti:

1) Angus: Disappearance

2) Roller Genoa: Little Liar

3) Boom Boom Beckett: To Be a Master P.

4) Niki J Crawford: No Fear

5) Mikey feat Dubba: Know Yourself

6) Terrible Terrible: Tasting the Marrow

7) Luis Nubiola: Ravishment

8) Rag and Bones: Brace Yourself

Inoltre si parlerà di Brexit e del referendum in programma il 23 Giugno per la potenziale uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Ne avevo già parlato in questo articolo, ho voluto spendere qualche parola in merito vista la mia vicinanza al problema/opportunità.

 

Link Utili:

Alessio Pisanò

Borsa di Londra e Francoforte

No all’Europa di Boris Johnson

Pro e Contro uscita UE

The Week: Pro e Contro (in inglese)

Suoni per, o magari conosci, una band indie ed emergente che voglia partecipare al progetto? Sei interessato ad una collaborazione? Vuoi parlare di un progetto innovativo ed intraprendente?

CONTATTAMI.

#BREXIT: una riflessione sul referendum per l’uscita dall’Unione Europa

La Gran Bretagna ad un passo dall’uscita dalla UE, ma veramente?

Da residente in UK ho imparato a capire certe dinamiche proprie della cultura inglese e del loro modo di vedere le cose (lo so, c’è molto altro ancora!).

Per certi aspetti penso si accomuni ad una certa visione nordica, nello specifico tema del post devo dire che questi britannici hanno le idee chiare su diversi aspetti legati al progetto politico ed economico europeo, e non è di fatto una novità anche per chi non vive qui ma ha imparato nel tempo ad apprendere le strategie.

Era il 1973 quando il Regno Unito entra a far parte del Common Market, dopo qualche anno già si tiene un Referendum per uscirne. Di fatto la permanenza continua, anche se fondamentalmente il popolo nonchè la politica si sono guardati bene dal lasciare la propria moneta, la Sterlina, ed entrare a far parte dell’Eurozona.

L’Italia, come altri stati vicini, ha come sappiamo seguito un’altra direzione e di fatto a mio avviso ha scavato un baratro agevolando il declino che la posiziona nel punto critico attuale. Per gli orgogliosi europeisti il nostro paese è uno dei padri fondatori del progetto, proprio a Roma nel 1957 insieme a Lussemburgo, Belgio, Francia, Olanda, Germania Ovest, danno vita al Trattato di Roma istituendo la Comunità Economica Europea.

Il Regno Unito ha le idee chiare sul non volere un governo decentrato ma anzi avere la propria autonomia ed indipendenza politica e governativa in materia economica, alimentare, territoriale, migratoria.

Decisioni prese tramutate poi in leggi direttamente a Bruxelles e casi che crescono sempre di più esautorando il Parlamento locale che si limita a legiferare solo per alcuni aspetti. Si stima che un minimo del 15% delle leggi in vigore nel territorio UK arrivi dalla politica europea di Bruxelles, tutto ciò implica una perdita di potere legislativo e decisionale che livella le nazioni pur essendo profondamente diverse.

Quali sono i principali punti di disaccordo?

Il malumore nasce da questi pochi e semplici macro-punti:

  • Un’autonomia legislativa locale limitata all’85% (se va bene);
  • Il pagamento di una membership all’Unione Europea del valore di £10 miliardi di sterline all’anno;
  • Il libero movimento delle persone e l’incapacità del controllo dei flussi migratori. Nigel Farage, ma anche diversi membri del Partito Conservatore, guida la campagna elettorale con questo punto bene a mente;
  • Una carenza di rappresentanza politica globale dove piuttosto che presentarsi come UK la nazione si presenta come UE insieme a tutti gli altri Stati appartenenti;
  • Il salvataggio coatto e la grave crisi economica che imperversa in alcuni degli Stati membri (Italia, Grecia in primis);

Le motivazioni sono abbastanza valide, l’Italia a mio avviso avverte in parte lo stesso tipo di malumore nonostante il sentimento non sia così diffuso da creare un dibattito serio tra i partiti ed i fannulloni della politica italiana.

Probabilmente il parlarne si identifica più con il classico esercizio italiano del lamentarsi, ora del cambio sbagliato dell’euro rispetto alla lira (oh maledetto Prodi!), ora della crisi del lavoro, piuttosto che al campo agro-alimentare dove in verità il problema è grave e reale. Il settore lamenta un profondo distacco legislativo tra la realtà sul campo e la materia testuale approvate al Parlamento Europeo ed attuata sul territorio nazionale.

EU reform deal: cosa ha ottenuto David Cameron?

David Cameron ha ottenuto un discreto e vantaggioso accordo la settimana scorsa presso i negoziati a Bruxelles, questo favorisce in tutto e per tutto la nazione a discapito degli altri membri e crea un precedente importante che di fatto mina la sicurezza e la stabilità del progetto europeo.

Il Regno Unito dal 2020 sarà esente dal “mantenere” e pagare le spese agli Stati non virtuosi del gruppo qualora ne abbiano bisogno, inoltre non pagherà più al 100% i benefits a coloro che non si sono stabiliti da almeno 4 anni e perciò non abbiano versato tasse e contributi al sistema. Di questi benefits, ce ne sono che vanno all’estero per i figli rimasti in patria di emigrati risidienti in Uk, d’ora in poi ci sarà un calcolo basato sul costo della vita del paese in cui risiedono piuttosto che essere inviati in base al valore UK.

On in-work benefits: The Council would authorise that Member State to limit the access of newly arriving EU workers to non-contributory in-work benefits for a total period of up to four years from the commencement of employment. The limitation should be graduated, from an initial complete exclusion but gradually increasing access to such benefits to take account of the growing connection of the worker with the labour market of the host Member State. The authorisation would have a limited duration and apply to EU workers newly arriving during a period of 7 years.

On child benefit: A proposal to amend Regulation (EC) No 883/2004 of the European Parliament and of the Council on the coordination of social security systems in order to give Member States, with regard to the exportation of child benefits to a Member State other than that where the worker resides, an option to index such benefits to the conditions of the Member State where the child resides. This should apply only to new claims made by EU workers in the host Member State. However, as from 1 January 2020, all Member States may extend indexation to existing claims to child benefits already exported by EU workers. The Commission does not intend to propose that the future system of optional indexation of child benefits be extended to other types of exportable benefits, such as old-age pensions;

Inoltre, in materia di sovranità il deal recita che il Regno Unito non verrà inflitto di ulteriori perdite decisionali e non farà parte del più stretto sistema Europa che mira alla creazione degli Stati Uniti D’Europa, un esercito europeo, etc. Perciò manterrà il suo attuale stato di potere e controllo che non è di fatto al 100% ma di contro sarebbe comunque superiore a tutti gli altri Stati membri che andranno a perdere ulteriore sovranità.

SovereigntyIt is recognised that the United Kingdom, in the light of the specific situation it has under the Treaties, is not committed to further political integration into the European Union. The substance of this will be incorporated into the Treaties at the time of their next revision in accordance with the relevant provisions of the Treaties and the respective constitutional requirements of the Member States, so as to make it clear that the references to ever closer union do not apply to the United Kingdom.”

Oltre a questi punti prevalenti Cameron assicura la permanenza for ever della sterlina rispetto al potenziale passaggio obbligatorio all’Euro dal 2020. Ha inoltre assicurato che la sterlina non venga discriminata rispetto l’euro e venga riconosciuta come moneta alternativa nei processi economici e delle transazioni finanziare. Ovviamente Londra gode di referenziale rispetto vista la sua prominenza finanziaria.

Il dibattito è assai acceso, tutti i partiti sono fondamentalmente coinvolti e ci sono defezioni verso il movimento Leave the EU sia nel partito conservatore che quello laburista. Addirittura alcuni dei fedelissimi del saldo esecutivo conservatore supportano la campagna di uscita, tra cui ministri e segretari di gabinetto, nonchè il popolare Boris Johnson, attuale sindaco di Londra e possibile futuro Primo Ministro.

Al momento si danno a pari merito le due fazioni, interessante dare uno sguardo a questa rappresentazione creata dal canale televisivo Channel 4 dove in base alla provenienza, al grado di educazione ed all’età ci si indirizza verso l’una o l’altra posizione.

Polls EU-UK Polls EU-UK Polls EU-UK

Come detto in precedenza il partito UKIP di Farage sottoscrive in pieno la campagna pro-uscita e basa buona parte del suo messaggio su un tema molto caro alla loro posizione: i flussi migratori.

La Gran Bretagna ha sempre attirato grandi masse di lavoratori e nuovi residenti, compresi gli italiani. Tuttavia, il numero attuale è decisamente sproporzionato rispetto alla media, basti pensare che nel 1997 l’immigrazione netta (il numero delle persone che arrivano meno quelle che vanno via) era di circa 47,000. Negli anni a seguire il numero è cresciuto ed ha raggiunto i 320,000 nel 2005. Il totale tra il 1997 ed il 2010 è un impressionante numero equivalente a 3.6 milioni di immigrati.

I numeri di questi ultimi sei anni sono altrettanto importanti, parliamo di circa 450.000 persone che arrivano ogni anno. Tutto ciò nasce dal fatto che l’Unione Europea ha aperto ed apre le porte a nuovi stati emergenti, tra cui Romania, Polonia, Bulgaria, Rep. Ceca, il tutto tenendo bene a mente le grandissime difficoltà causate dalla crisi economica che ha investito ed investe molti degli stati europei.

La principale preoccupazione della politica britannica in materia migratoria è che i numeri citati sono in prevalenza appartenenti a persone europee che perciò arrivano liberamente e rappresentano una immigrazione incontrollata, a differenza di extra-europei che per poter entrare devono ottenere un visto ed avere un perchè nella società (ingegneri, medici, etc).

Premesso che tutto ciò sia giusto, non di rado si ascolta o si legge una propaganda e demagogia politica rivolta a coloro che sono emigrati e che vengono additati di un viaggio verso il paradiso del benefit senza un minimo di rispetto per la cultura locale. Ovviamente tutto ciò non è la realtà perchè la maggior parte (mi spingerei tranquillamente verso un 90%) non si azzarda a sfiorare l’idea di approfittare del generoso sistema welfare del Regno Unito prima dei 5 anni, molti non lo faranno mai si intende.

Oltretutto c’è da menzionare che dei moltissimi che arrivano ce ne sono tantissimi che vanno via perchè immaginano il trasferimento una passeggiata, della serie:”Ciao Mamma, vado a Londra a trovare lavoro!”. Quello che tanti non considerano è che la città è carinissima ma carissima negli affitti (una delle motivazioni è la carenza importante di alloggi e territori costruttivi), qui si parla inglese, la competizione è altissima, etc.

Dunque, da che parte sto io? Premesso che non potrò votare in quanto è un diritto solo ed esclusivamente per i cittadini UK e quindi non ha molto valore il mio punto di vista, mi piace immaginare la cosa rapportata al sistema Italia.

Parto dalla logica che sia vicino al MoVimento Cinque Stelle, ho condiviso ed ancora credo nel fatto che una delle rovine dell’Italia sia la politica insulsa che ci rappresenta nonchè l’appartenenza all’Unione Europea ed alla cosiddetta Eurozona. Se dovessi votare domani in Italia per un uscita guidata penso di essere d’accordo tra l’80% ed il 90%, ci sono dei punti importantissimi relativi al post-uscita che bisogna realmente considerare per bene prima di apporre una X, al momento almeno per quanto riguarda l’Italia tutto ciò non è ancora in uno stato così avanzato.

I britannici ci insegnano come aver mantenuto la propria moneta ed aver avuto una politica leggermente più integra abbia favorito lo sviluppo del mondo del lavoro e dell’economia, disoccupazione attuale al 5.2% e livello di crescita annuale al 3%. I britannici ci insegnano come sbattendo i pugni in Europa si possano ottenere delle cose (sapevate che loro sono fuori anche dal vincolo del 3% rapporto deficit-PIL?), ci insegnano come chi fa da sa fa per tre, come non fidarti del politico marcio mangia denaro pubblico, come dare esempio di democrazia affidando al popolo una scelta importante come quella di decidere se far parte del sistema Europa o meno.

E voi che ne pensate? Cosa dobbiamo aspettarci da questo risultato elettorale? Come cambieranno gli scenari in Europa? Saranno l’Italia e gli italiani agevolati o penalizzati dall’uscita o la permanenza del Regno Unito? Fatemi sapere la vostra opinione, che siate degli italiani immigrati in UK come me o semplicemente interessati al problema.

Link Utili:

http://www.bbc.co.uk/news/politics/eu_referendum

http://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/benvenuto-brexit-24-02-2016-175610

 

#2 Discovering: Musica Indie da Jamendo, Decrescita Felice, Bristol Pound ed il Sardex

#2 DISCOVERING: UN PODCAST DI MUSICA INDIE E PROGETTI INTRAPRENDENTI

Un Podcast a cura di Michele Schirru

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Nella seconda puntata di questo Podcast parleremo di musica indipendente con un approfondimento sullo scenario della moneta indipendente in UK, Canada, Portogallo ed Ecuador.

Sono andato alla ricerca di qualcosa innovativo ed interessante attraverso il vasto catalogo di musica Creative Commons presente nella piattaforma Jamendo.

La selezione che ho preparato include i seguenti artisti che andremo volentieri ad approfondire ed ascoltare:

 

Heifervescent – UK

In Isolation – UK

Blemish – UK

Escape Act – UK

The Easton Ellises – Canada

Daniel Catarino – Portogallo

Zamza – Russia

Draco and the Zodiac – Ecuador

Inoltre parleremo di Decrescita Felice e di Bristol Pound, una moneta locale con valore ufficiale sviluppata recentemente nella popolare cittadina britannica, nonchè di un progetto molto simile ma con origini differenti chiamato Sardex che si sta sviluppando in Sardegna oramai da qualche anno.

Link Utili:

Decrescita Felice

Bristol Pound

Sardex

Suoni per, o magari conosci, una band indie ed emergente che voglia partecipare al progetto? Sei interessato ad una collaborazione? Vuoi parlare del tuo progetto innovativo ed intraprendente?

CONTATTAMI.

Recensione su SoundMagazine: Where Did The Future Go?

Link all’originale:

http://www.soundmagazine.it/blog/recensioni/where-did-the-future-go-mikey-2/

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DATA: 10 FEBBRAIO, 2016

AUTORE: 

ALBUM: Where Did The Future Go? di Mikey

 

È uscito venerdì 29 gennaio 2016 “Where Did The Future Go?”, lavoro auto-prodotto da Michele “Mikey” Schirru per il progetto ENDLESS RECORDS, una piattaforma di produzione e promozione per artisti indie. Ispirato alla lettura del famoso testo “1984” di George Orwell, cerca di sviluppare una riflessione che si propone di mettere in discussione la struttura della società odierna, confrontandola con il messaggio distopico di Orwell e parlando degli effetti sulla quotidianità. Un tema ambizioso, che facilmente si presta a generalizzazioni e collegamenti facili, e a sillogismi non calzanti. Infatti quello che emerge dalla presentazione e dal disco stesso è la ormai già affrontata associazione di immagini fra grigiore urbano, telecamere di sicurezza, la diffusione dei mezzi di informazione, le “Banche”, “il Sistema”, “la Società Occidentale”, il tutto chiaramente con accezione negativa. Ci sta la volontà di interpretazione di un testo, ci sta molto meno il tentativo di addentrarsi in un tema estremamente complesso con argomentazioni troppo semplici e stereotipate; il rischio è peraltro quello di caricare di un significato non ben gestito un significante di diversa qualità.
Il disco apre con “Futurology”, gradevole traccia strumentale introduttiva, e prosegue con “They are watching you” che mescola momenti alternative rock a punti più grunge e inserti “movie dialogues”.
“The Day Without A Yesterday”, dal ritmo più lento, e con un cantato pulito che ricorda Dave Gahan nei ritornelli, precede una più cupa “Psycho-Police”, un pezzo dai caratteri new-wave a cui sono state aggiunte parti elettriche più proprie del rock, e sul finale effetti industrial.
“Two Minutes Hate” è rock, non si sente il Trent Reznor, per capirci, e forse neanche l’odio; “Found You Walking On The Road” spezza a metà del disco con una sonorità che personalmente, più che Bowie, ricorda frammenti di alternative americano e Depeche Mode; dalla seconda metà “Hesitation” invece sì ricorda il modo di Bowie, nel ritmo variabile, nelle chitarre, nella cadenza del cantato.
“Room 101” in stile ibrido NIN/alternative è la seconda traccia prettamente strumentale, piacevole, interessante. “When You Can’t Change” un altro pezzo rock in stile Depeche che racconta di disillusione, “The Betrayal”, è la terza traccia strumentale; intensa, onesta, forse la più evocativa di tutto il disco, mentre “Ghost Of You” riprende il rock velatamente sporcato di grunge, con una voce forse un po’ invadente rispetto alle parti strumentali, comunque di impatto. “Lullabies For The Future, eseguita al pianoforte e non cantata, come l’intro, ma con una suggestione più ottimista, chiude questo curioso lavoro estremamente variegato che, scevro della narrazione forzata e delle espressioni retoriche, contiene interessanti elementi compositivi.

Tracklist:
1. Futurology
2. They Are Watching You
3. The Day Without a Yesterday
4. Psycho-Police
5. Two Minutes Hate
6. Found You Walking on the Road
7. Hesitation
8. Room 101
9. When You Can’t Change
10. The Betrayal
11. Ghost of You
12. Lullabies for the Future

Intervista su Radio Fly Web: INDIE Casting incontra Michele Schirru, o Mikey?

PODCAST DELL’INTERVISTA SU INDIE CASTING

È stato un piacere ed un onore essere parte del programma Indie Casting su Radio Fly Web. Un ringraziamento al Team di Radio Fly Web ed a Matteo per l’intervista che potete ascoltare dal sito ufficiale della radio oppure attraverso il player qui sopra.

Radio Fly Web è una radio che si occupa della diffusione di musica indipendente e vuole dare voce a chi la voce non ce l’ha. Vi consiglio vivamente l’ascolto perchè passano un sacco di roba interessante e meritevole di ascolto.

Watch this space per ulteriori news…

#1 Discovering: George Orwell e 1984, David Bowie, nuovo album in uscita per Mikey

#1 DISCOVERING: UN PODCAST DI MUSICA INDIE E PROGETTI INTRAPRENDENTI

Un Podcast a cura di Michele Schirru

Alla scoperta del mio album in uscita il 29 Gennaio 2016

Il benvenuto alla prima puntata di questo Podcast intitolato “Discovering” comincia con una riflessione sul lavoro discografico di imminente uscita. Un Podcast che vuole raccontare le novita nel mondo della musica indipendente e non solo, i progetti intraprendenti e le realtà virtuose di cui il mondo è pieno.

Potrai seguire il Podcast attraverso Spreaker, iTunes, Soundcloud, Youtube, MixCloud, nel tempo e negli episodi a seguire ulteriori piattaforme verranno probabilmente aggiunte.

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