Di recente ho pubblicato un articolo per il blog di Unissu, la piattaforma di matching e di risorse interamente dedicata al proptech a livello mondiale.

Qui la nota rilasciata dall’Editor Will Darbyshire:

“C’è qualcosa che impedisce ai giganti della tecnologia di questo mondo, Google, Facebook e Amazon, di diventare leader anche nel settore immobiliare? Di certo hanno i soldi e lo status per fare un buon lavoro. Forse, cosa ancora più importante, hanno tutti i dati! Dati che attualmente vendono ad altri. E se cominciassero a conservarli per loro stessi? Michele Schirru ritorna a scrivere sul nostro blog per esplorare proprio questa tema.”

Leggi qui l’articolo originale in inglese.

Cominciamo con una panoramica dello scenario attuale.

Nel luglio 2019, la notizia si diffonde velocemente in tutti gli Stati Uniti.

Ma non passa molto tempo prima che si diffonda in tutto il mondo. È vero? Ma è veramente possibile? Amazon ha davvero varcato la soglia del Real Estate Kingdom?

Sì, Amazon ha stretto una partnership con Realogy, azienda leader nel settore immobiliare negli Stati Uniti.

Questa non è fantascienza.

Aly J. Yale, scrive su Forbes:

“L’offerta – soprannominata TurnKey – permetterà agli acquirenti in 15 città di collegarsi istantaneamente con un agente immobiliare referenziato e di alto livello della zona. In cambio della chiusura dell’accordo con quell’agente, gli acquirenti otterranno da 1.000 a 5.000 dollari in prodotti per la casa, servizi e altri vantaggi. Il programma è stato lanciato in collaborazione con Realogy, da tempo attiva nel settore e holding di marchi come Coldwell Banker, Century 21, Sotheby’s International Realty e altri ancora”.

Certamente non è proprio quello che ci si potrebbe aspettare da un’azienda multimiliardaria come Amazon, ma è vero che le grandi imprese si compiono un passo alla volta.

E che vogliamo dire di Google? Ha mai provato a impegnarsi nel settore immobiliare? Beh, non nello specifico, ma ci sono certamente alcune cose interessanti da vedere.

Ricordi Google Real Estate, l’innovativo servizio che era in grado di mostrare gli immobili disponibili sul mercato sulla mappa? Questo progetto, forse anticipando i tempi, non ha avuto un grande impatto.

Come tale, ha chiuso i battenti nel silenzio della quotidiana e caotica attività del popolare motore di ricerca. Ma non finisce qui perché Google Real Estate è stato solo un punto di partenza.

Possiamo pensare ad uno strumento chiamato “Google My Business” e vedere chiaramente quanto il settore immobiliare sia ben posizionato per trarne vantaggio.

L’adattamento è particolarmente ottimale per gli agenti immobiliari, in quanto si inseriscono perfettamente nel modello con cui funziona lo strumento pensato di Google: sono piccoli, local, sono spesso ricercati dagli utenti – cioè potenziali acquirenti e venditori.

Questo è un segno importante che dimostra come Google si sia impegnato a tracciare una linea di demarcazione, una nuova direzione che può regalare agli agenti immobiliari un mercato alternativo.

Tradotto, significa che il traffico ed i potenziali lead vanno direttamente agli agenti piuttosto che ad un portale immobiliare.

E non dimentichiamo che Google offre anche una potentissima piattaforma pubblicitaria, Google Ads (precedentemente noto come Adwords), che permette ai professionisti del settore immobiliare di essere trovati dai loro potenziali clienti attraverso la ricerca per parole chiave.

Così, da un lato si ha la portata organica e dall’altro la soluzione pay-per-click.

Ma non c’è solo questo, come dimenticare YouTube? Popolare servizio di condivisione di video-contenuti, anch’esso in pancia al gigante Google.

Le persone non utilizzano solo Google per le loro ricerche, ma continuano sempre più spesso anche su YouTube. Parliamo del secondo portale per numero di ricerche.

Acquirenti e venditori vogliono avere quante più informazioni possibili su un’azienda, su un professionista, esigendo una comprensione più profonda di ciò che fanno e di come lo fanno.

La forza del Video-Content

Ovviamente, in uno scenario in cui lo strumento del video sta diventando sempre più potente, YouTube è una forte opportunità per le aziende del settore immobiliare di vantarsi delle proprie prestazioni e della propria tecnologia.

È una grande opportunità per le grandi aziende leader nel settore immobiliare, ma ancora di più per i professionisti che rappresentano le piccole imprese come gli agenti immobiliari locali.

Google ha sicuramente un forte appeal attraverso i suoi prodotti e servizi, alcuni dei quali offrono una varietà di potenziali benefici per gli operatori del settore immobiliare.

Tuttavia, non è necessariamente ciò che Google sta facendo oggi che è veramente interessante per il settore immobiliare, ma piuttosto ciò che potrebbe fare in un futuro prossimo e non troppo lontano.

Immensa ricchezza, immenso potere

Innanzitutto, Google ha a disposizione somme di denaro impensabili per la ricerca di nuove innovazioni, per iniziare seriamente ad investire e ad espandersi in nuovi settori e nuove idee di business.

Non dimentichiamo che, Google, gestisce già investimenti in startup attraverso Google Ventures, in particolare il programma Google For Startups al quale ho partecipato io stesso con la mia startup SkyCasa.it.

Anche in questo modo, Google, avrà il potenziale per diventare sempre più influente nel settore PropTech, nell’immobiliare in senso più ampio.

Da diversi anni ormai, Google sta investendo un’enorme quantità di risorse nella realtà aumentata (AR).

Proviamo ad immaginare quanto grande sarà l’AR per il settore immobiliare tra cinque anni. Se Google dispone del miglior software di realtà aumentata, il più avanzato ed il più accessibile, non possiamo sottovalutare l’influenza che questo potrebbe avere sul settore immobiliare globale.

Ma l’impressione è che non si tratti solamente di Google, dobbiamo guardare con attenzione a quanto su questa tema stanno investendo sia Facebook che Apple.

Sono andato a fare una chiacchierata con il mio amico Tommaso Redaelli, founder di ITSREAL, esperto in branding e comunicazione, ma soprattutto impegnato nella nascita di progetti in realtà aumentata.

Mi faceva notare che l’azienda di Cupertino sta investendo massicciamente in questo settore, come testimonia la notizia dello scorso novembre 2019.

Apple vuole investire sia in hardware che in software, e sappiamo bene di cosa possano essere capaci.

La notizia ci racconta che, entro il 2023, verranno commercializzati gli “Apple Glasses”, mentre, nel 2022, sarà il turno di un headset di AR.

L’ingresso di Apple nel mondo della realtà aumentata si vociferava da tempo, in molti nel mondo Tech vedono AR e VR le prossime grandi “autostrade” dopo il mobile.

Per non parlare di Facebook, che sembra allinearsi al trend. Proprio a settembre 2019, come riportato da The Verge, Facebook ha confermato di essere impegnata nella costruzione di occhiali per realtà aumentata, annunciando un progetto chiamato “Live Maps” che creerà mappe 3D del mondo.

Alla conferenza degli sviluppatori di Oculus Connect, il responsabile della realtà aumentata e virtuale di Facebook, Andrew Bosworth, aveva detto che l’azienda aveva “alcuni” prototipi di occhiali di realtà aumentata, anche se non aveva rilasciato dettagli sugli stessi.

E qui ci viene in aiuto la CNBC, che svela un importante accordo di partnership con il gruppo Luxottica, RayBan nello specifico. Pare che i due stiano lavorando alla produzione di un occhiale con il nome in codice di “Orion”.

Come si legge dall’articolo, negli ultimi due anni Facebook stava lavorando per sviluppare occhiali di realtà aumentata presso i suoi Facebook Reality Labs a Redmond, Washington, ma le difficoltà nello sviluppo del progetto hanno portato l’azienda a cercare aiuto.

Facebook spera che la partnership con Luxottica porti a termine il progetto e li renda pronti per i consumatori tra il 2023 e il 2025.

Smart Speakers e servizi per la casa

C’è un altro aspetto che dobbiamo prendere in considerazione.

Esiste una forte richiesta ed ambizione, sia per Amazon che Google, tra gli altri, di entrare fisicamente nel maggior numero possibile di case in giro per il mondo.

Come lo fanno? Semplice, hai presente Alexa?

Gli smart speakers stanno diventando sempre più popolari e le nostre case sono sempre più collegate a internet, ai nostri telefoni cellulari ed alle nostre applicazioni.

I dispositivi Amazon e Google sono probabilmente i più comunemente associati agli smart speakers, ma anche Facebook è in gioco, un’azienda con più di un miliardo di clienti in tutto il mondo.

Come può un database composto da oltre un miliardo di utenti non avere un valore incredibile per i professionisti del settore immobiliare che cercano di concludere sempre più affari?

Facebook offre infatti ad aziende e privati una valida alternativa agli algoritmi di ricerca di Google ed al modello pay-per-click che sappiamo favorisce chi ha più soldi da spendere in advertising.

Facebook potrebbe diventare il posto giusto per le PMI del settore immobiliare, anche perché, soprattutto, la piattaforma è molto popolare anche tra acquirenti e venditori.

La piattaforma di advertising offerta da Facebook è massiccia.

Ogni Marketer sa che non è possibile gestire una campagna pubblicitaria mirata ed efficiente se non si utilizzano sia gli annunci di Google che quelli di Facebook, in gran parte a causa delle diverse esigenze e della grande diversità demografica che le due aziende attraggono.

Il potenziale di Facebook nel rivoluzionare il settore immobiliare aumenta se si prende in considerazione il già citato potere del video nel mondo moderno. Sì, YouTube è una forza trainante, ma hai notato quanto Facebook stia spingendo verso i contenuti video?

Oggi abbiamo a disposizione connessioni internet più veloci e più stabili, gli smartphone sono sempre più spesso dotati di tariffe con piani dati molto generosi, l’immediatezza dei contenuti video viene sfruttata da ogni settore del pianeta ed l’immobiliare non fa eccezione.

Lo spazio è, dopo tutto, in gran parte una cosa visiva. L’infrastruttura, il funzionamento ed il design di Facebook, ossia scorrere un feed, è l’ideale per le aziende immobiliari che vogliono catturare l’attenzione della gente – non devono fare affidamento su persone che cercano effettivamente i termini relativi al settore immobiliare, ma semplicemente saltano fuori sul loro feed e catturano la loro attenzione, ricercando l’engagement.

Questa è una semplice panoramica di ciò che questi giganti della tecnologia hanno già fatto e potrebbero fare con gli strumenti a loro disposizione.

È importante rendersi conto di quanto resta ancora da fare

Big Data che alimentano l’influenza della Big Tech nel settore immobiliare

I Data sono una miniera d’oro. Qualcuno lo chiama il nuovo petrolio.

Ognuno di noi, in tutto il mondo, fornisce dati come se non ci fosse fine e non ci fosse alcun danno per nessuno.

Ogni volta che carichiamo un video, pubblichiamo un articolo, commentiamo una foto, regaliamo informazioni come la nostra età e la nostra città natale; anche qualcosa di semplice come un “Mi piace” ad una pagina in particolare, sono informazioni date in pasto all’algoritmo di turno che le processa in un database.

Lo stesso vale per le nostre ricerche immobiliari.

Tutte queste informazioni possono essere utilizzate dalle società di dati per il bene e, purtroppo, per il male.

Questo stock di informazioni molto rilevanti è una miniera d’oro per aziende come Google e Facebook, in quanto creano categorie, profili per le persone di tutto il mondo.

Se sanno cosa ci piace, cosa non ci piace, dove viviamo e dove i nostri figli vanno a scuola, possono teoricamente utilizzare questi dati per un targeting migliore.

Se fatto bene, in teoria, questo è l’uso più accettabile dei dati personali, consentendo una pubblicità altamente mirata e non fastidiosa. È accettabile perché può fornire un’esperienza d’uso migliore ed un percorso d’uso più efficiente.

Win win, vincono tutti.

Oggi, questi giganti della tecnologia, vendono informazioni principalmente attraverso le loro piattaforme pubblicitarie, ma cosa impedisce loro di usare le informazioni per alimentare direttamente la propria attività invece di venderle a beneficio degli altri?

In altre parole, cosa impedisce ad Amazon di diventare un marketplace di case, un portale immobiliare? Guardatevi le spalle, Immobiliare.it ed Idealista, in Italia, ma Rightmove e Zoopla in Uk, Zillow ed altri in tutto il mondo.

Cosa impedisce Facebook di espandere le sue funzionalità e di diventare un marketplace? Ops! Loro l’hanno già fatto! Oggi, è possibile visionare migliaia di immobili pubblicizzati su tutta la piattaforma.

Se queste piattaforme dovessero riuscire a trovare il modo di organizzare meglio questo aspetto delle loro linee di prodotti in evoluzione, creando così un vero e proprio servizio per i professionisti del settore immobiliare, i decenni di immagazzinaggio dati di cui le Big Tech dispongono si riveleranno molto utili, una risorsa preziosa alla quale pochi altri hanno ed avranno accesso.

Va da sé che, Google, se davvero lo volesse, potrebbe probabilmente fare tutto quello che vuole, per esempio: portali immobiliari e marketplace, persino agenzie online. Basta usare la fantasia.

Tutte queste aziende hanno un immenso potere finanziario, competenze ed informazioni. Possono iniziare a competere con i professionisti locali, gli agenti online, i portali e persino con le più grandi società immobiliari.

Potrebbero prendere il controllo di un’enorme fetta del settore immobiliare.

Il settore immobiliare è uno dei pilastri principali di ogni economia sviluppata. All’inizio del 2016, il team di ricerca di Savills World Research ha riferito che il valore del settore immobiliare globale ha superato i 217 trilioni di dollari.

Questo lo rende un settore estremamente interessante per le aziende che cercano di aumentare le loro entrate.

Proprio come una Ferrari, tutti vorrebbero sedersi, prendere il volante in mano ed iniziare a spingere sull’acceleratore.

In conclusione, quanto è realistico tutto questo?

Sinceramente? Non credo che una rivoluzione immobiliare di questa portata sia inevitabile.

Le grandi aziende tecnologiche sono molto concentrate sui loro interessi e nel loro core business, prodotti e servizi che hanno un costante bisogno di essere valutati e migliorati.

Sviluppo e miglioramento dell’esistente sono parole chiave in casa Big Tech.

Quindi, personalmente, nonostante tutto il potenziale che esiste, dubito che sia all’orizzonte uno spostamento massiccio e decisivo verso il settore immobiliare.

È più probabile che queste grandi aziende si rendano disponibili in sempre più “progetti collaterali” che le vedranno investire e collaborare con le piccole imprese immobiliari, le PropTech, per risolvere i problemi comuni del settore.

Sono sicuro di una cosa: non ci sarà un progetto immobiliare con il loro nome sulla porta.

Vendere i dati è un esercizio molto più semplice che analizzarli ed agire per conto proprio, più facile di tutti gli sforzi necessari per posizionarsi in un nuovo mercato.

Se si guarda con cinismo, si può anche dire che la vendita di dati ad altre aziende attenua anche la responsabilità dei giganti della tecnologia nei confronti del consumatore, facendo ricadere la responsabilità sugli altri, che si concentrano sempre di più sui desideri, le esigenze e le personalità specifiche di tutti noi.

E tu, cosa ne pensi? Credi che i giganti della tecnologia avranno presto un ruolo di primo piano nel settore immobiliare?

Alla prossima…