Una panoramica sulla legislazione vigente

Se possiedi degli immobili a Londra od in altre zone del paese, oppure stai invece pensando di fare un investimento nella terra delle opportunità, sono sicuro che troverai molto utili questi contenuti in quanto ti forniranno un quadro abbastanza fedele delle attuali obbligazioni in materia. Andremo di seguito ad analizzare alcuni dei punti principali e tematiche da tenere in considerazione in merito alla legislazione vigente in Inghilterra in materia di affitti.

Come è facile immaginare, ogni paese ha una propria legislazione in materia, questo discorso vale e si applica nello specifico anche per il settore affitti nel Regno Unito.

È importante ricordare come il Regno Unito sia una entità composta da quattro diverse nazioni, Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda del Nord. Ognuna di esse ha una propria specificità legislativa in base all’argomento trattato. In questo caso, nonostante ci siano delle similitudini, non tutta la regolamentazione applicata in Inghilterra si applica nelle altre nazioni e viceversa. 

Quali sono i tipi di contratto esistenti?

Nonostante ci siano diversi contratti previsti, in materia residenziale ci si affida fondamentalmente ad un modello contrattuale ben preciso, questo contratto è regolamentato dalla legge chiamata Housing Act 1988 e successive modifiche del 1996, viene definito Assured Shorthold Tenancy. Il contratto nasce per rimpiazzare il precedente modello in uso fino ad allora, avente tra l’altro un nome simile, Assured Tenancy.

Con l’aggiunta della parola shorthold il legislatore ha voluto rimarcare la possibile brevità del contratto, dall’inglese short – breve, e dare maggiore protezione al Landlord, il padrone di casa per esempio nel permettere una maggiore flessibilità nel servire il notice, in italiano lo sfratto. Tutto ciò fu allora motivato da una volontà di liberalizzare il mercato, far si che potessero accrescere gli investimenti nel settore buy to let, letteralmente comprare un immobile per poi affittarlo a terzi.

Il Tenant, ossia l’inquilino, ha quindi perso parte dei diritti di cui poteva vantare con il precedente contratto, tra cui il passaggio ereditario o la maggior tutela nel caso in cui il Landlord volesse riavere l’immobile indietro. 




Quanto dura un Assured Shorthold Tenancy?

A differenza della legge vigente in Italia, dove il contratto standard viene definito il 4 + 4, ossia quattro anni con eventuale rinnovo per ulteriori quattro anni, la legge vigente in Inghilterra non stabilisce una durata minima o massima, tuttavia bisogna considerare diversi aspetti dettati dalla normativa stessa.

La maggioranza dei contratti che si trova in tutta la nazione vede la durata di 6 o 12 mesi, questi possono essere dei contratti iniziali che hanno la possibilità di essere rinnovati o rescissi. Non si esclude inoltre la possibilità di stipulare tra le parti per periodi di durata superiore o inferiore. Bisogna sottolineare che nel caso in cui si voglia stipulare un contratto per meno di sei mesi, il tribunale, in caso di sfratto coatto, non potrà garantire il possesso prima che gli iniziali sei mesi siano effettivamente trascorsi. 

D’altro canto, uno degli aspetti negativi nello stipulare un contratto di lunga durata, per esempio di tempistica similare a quello italiano, è che se la durata stabilita è maggiore ai 36 mesi si deve per forza stipulare attraverso un solicitor, un avvocato. Come si può immaginare questo implica una spesa che potrebbe rivelarsi innanzitutto importante, inoltre potenzialmente anche inutile in quanto qualora il contratto venga rescisso da una delle sue parti prima della sua naturale scadenza, l’operazione maturerebbe in un importo andato perduto.

Inoltre, a seconda della zona del paese in cui si trova l’immobile, il mercato degli affitti ha una dinamicità talmente elevata che c’è la possibilità di vedere aumentati i propri canoni percepiti di diversi punti percentuali all’anno, questo crea l’opportunità di aumentare l’affitto ed incrementare le entrate ad ogni possibilità di rinnovo o di ricerca di nuovi inquilini.

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Quali sono i principali diritti ed i doveri del Landlords, o padroni di casa?

La risposta più semplice da dare è che ovviamente dipende in parte dalle clausole specifiche riportate nel contratto, tuttavia ci sono una serie di considerazioni da fare che coinvolgono le leggi in materia generale. Vale la pena elencare in maniera riassuntiva le principali obbligazioni:

  • Rispettare la legge Landlords and Tenants Act 1985, nello specifico la cosiddetta Section 11: Il Landlord si impegna a fare in modo che gli impianti relativi ad acqua, gas e corrente siano sempre funzionali e controllati nella loro sicurezza;
  • Fare in modo che in caso di manutenzione o di emergenza comunicata dall’inquilino, il padrone di casa o l’agente incaricato, abbia capacità di constatare e se possibile risolvere il problema nella maniera più repentina possibile. Secondo l’entità del problema, l’accesso e l’investigazione in materia deve essere accordato entro 24 ore dalla ricevuta della comunicazione, ad esempio in pieno inverno qualora il riscaldamento vada in tilt;
  • Non interferire con la vita privata del Tenant e non rappresentare azioni di rivalsa, discriminazione, persecuzione, dando quindi la possibilità all’inquilino di beneficiare del cosiddetto diritto del Quiet Enjoyment, letteralmente il vivere tranquillo;
  • Il Landlord deve sempre fornire le proprie informazioni di contatto affinché il Tenant possa esercitare il suo diritto di terminare il contratto o rendere nota di qualsiasi problema.

Quali sono i principali diritti ed i doveri del Tenant, o inquilino?

Anche in questo caso lo specifico contratto in vigore comanda la condotta da tenere da parte dell’inquilino, inutile dire che anche in questo caso ci sono vari punti che fondamentalmente sono dettati dalla legge e dal buon senso. Come accennavo prima, la legislazione favorisce il landlord, la lista di obbligazioni è infatti generalmente irrisoria rispetto alle clausole siglate per l’inquilino. Eccone alcune delle più importanti sintetizzate di seguito:

  • Pagare l’affitto nella maniera e nelle modalità specificate nel contratto di affitto. È consuetudine attivare uno standing order, ossia un pagamento automatico che parte dal conto corrente dell’inquilino verso quello del Landlord, quest’ultimo da effettuarsi in una specifica data. Quest’ultima viene stabilita in sede contrattuale e spesso coincide con la data di inizio del rapporto contrattuale;
  • Rispettare una serie di istruzioni tra cui: non creare disagi e comportamenti inopportuni presso il condominio o vicinato, non imbiancare le pareti senza avere il permesso per iscritto del Landlord, non avere animali domestici senza avere il permesso per iscritto del Landlord, non mettere mano agli elettrodomestici o impianti se non funzionanti a meno che non si riceva indicazione di procedere dal Landlord, etc;
  • Visto il problema climatico risulta frequente trovare umidità e muffa nelle pareti della casa, si richiede spesso di mantenere adeguatamente ventilati gli ambienti con una particolare attenzione al bagno;
  • Non subaffittare l’immobile e non esercitare un’attività commerciale al suo interno.




E se volessi terminare il contratto?

Nelle prossime settimane scriverò un articolo specifico riguardante la terminazione del contratto di affitto prima della sua naturale scadenza. Inoltre analizzeremo il modo migliore per proteggersi da eventuali situazioni scomode, incrementare il proprio business ed entrate attraverso un sistema oliato dove ogni incolumità può essere prevista e affrontata nel modo giusto.

Sei un Landlord o un Tenant che ha bisogno di una consulenza? Contattami per approfondire questo argomento e trovare la soluzione che meglio si adatta al tuo caso.

Conclusioni

Spero abbia trovato questo articolo utile, se magari hai qualche suggerimento da aggiungere, sentiti libero di commentare in basso. Sono sicuro che beneficerà tutta la community, e soprattutto coloro che stanno realmente di affidarsi a questa possibilità per vendere il proprio immobile.

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